
27 Mar Natalia Gončarova
Non siamo dentro casa, è vero, ma qui di case se ne vedono così tante che abbiamo pensato di concederci uno strappo alla regola.
Questa è l’immagine che gli appassionati di teatro collegano al nome di Natalia Gončarova, la grande artista russa della prima metà del Novecento a cui la #fondazionepalazzostrozzi ha dedicato una bellissima retrospettiva questo inverno.
C’è una città russa, fatta di casette e chiese con la cupola a cipolla, circondata da un muro merlato, caratteristico dei cremlini russi. Costituiva il fondale dell’ultima scena dell’Oiseau de feu di Stravinskij: un balletto, al cui successo straordinario Gončarova, incaricata di realizzare le scene e i costumi, contribuì grandemente.
Benché insistesse nel definirsi un’artista pura e nel relegare la progettazione teatrale ad un interesse secondario, è con i suoi lavori per il teatro che Gončarova attirò a sé un vasto interesse internazionale.
Per lei era chiarissimo che la scenografia fosse un’arte autonoma e che il suo compito non fosse quello di mettere un dipinto sul palcoscenico, ma di indagare lo spirito profondo della produzione a di accordarvisi, nella maniera più spontanea, evitando qualunque rappresentazione didascalica o letterale.
Per dare una forma scenica al balletto di Stravinskij, che combinava, nella sua narrazione, diverse fiabe popolari, inscenando lo scontro tra la forza del bene, l’uccello di fuoco, e quella del male, il terribile mago Kasěj, Gončarova apparve fin da subito la candidata perfetta.
Grande conoscitrice della cultura tradizionale russa, nell’uso del colore e dei toni dialogava con l’arte popolare della sua terra natale, giocando con le icone, i lubki, gli abiti, i volti, le feste, il folklore della stessa Santa Russia a cui il compositore, nel suo balletto, innalzava un inno di ringraziamento.
Il risultato fu quello che il critico del “Times” del tempo definì “uno spettacolo meraviglioso, nel quale grottesco e bellissimo si mescolano con la fantasia”.
No Comments