Le Ragazze di San Frediano | Luigi Ghirri
15660
post-template-default,single,single-post,postid-15660,single-format-standard,unselectable,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1400,qode-theme-ver-17.2,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-5.6,vc_responsive

Luigi Ghirri

Nel 1985 Luigi Ghirri fece un reportage fotografico dei giardini e della reggia di Versailles: il suo lavoro resta uno dei più belli e toccanti della sua intera carriera di fotografo.

Cosa ci mostrano le sue foto? I disegni geometrici dei giardini, le fontane, le statue, le siepi manipolate dall’uomo, le arcate regolari, i balconi e le colonne lungo il perimetro rettangolare di una casa, la reggia di Versailles, che ci è quasi impossibile immaginare come tale.
Versailles, con il suo sfarzo iper-codificato, con la sua grandiosa e geometrica vanità ci svela quanto di più distante esiste dalle idee di domestico e familiare: la solitudine, l’estraneità, il senso di vuoto, enorme e senza frontiere. A Versailles impariamo che siamo tutti un po’ viandanti, anche dentro una casa; impariamo a riconoscere la distanza che c’è tra osservare e abitare, e a comprendere che quella separatezza è che ciò che rende i luoghi inabitati, anche quando vi si dimori (Beppe Sebaste). Eppure, se è vero che ogni visione è attraversata dalla visione degli altri, nelle foto di Ghirri c’è qualcosa di più: tantissime figurine umane, schiere di omini in contemplazione. Quei visitatori che si aggirano un po’ imbarazzati tra i corridoi dei giardini, lungo le allées geometriche o sui grandi partèrres panoramici siamo noi. Potremmo udire l’eco delle loro scarpe nella solitudine spassante e desolata della reggia, e invece la loro presenza è un sollievo.

I minuscoli viandanti che costellano le foto di Ghirri ci insegnano ad abitare lo spazio con il nostro sguardo, ad accorciare le distanze. Noi che, al nostro interno, ci sentiamo perennemente erranti, senza provenienza ne approdo, noi che siamo estranei persino in casa nostra, possiamo forse colmare, nello sguardo altrui, la distanza che ci separa dal mondo? Possiamo forse trovare, nello stupore di chi ci è accanto, la nostra casa?

No Comments

Post A Comment

error: Content is protected !!