
20 Mar Grottesche
Nella foto qui sotto, vedete le grottesche che decorano il soffitto degli Uffizi.
Su un fondo chiaro, all’interno di una cornice geometrica, si stagliano figure esili e flessuose: esseri mitologici, mostri, uccelli, mascheroni, geni alati, draghi.
E tutto intorno, in un tripudio policromo, che niente toglie alla leggerezza e alla ariosità della composizione, decorazioni geometriche e naturalistiche: colonne sottili, archetti, cornicioni, candelabri a racemi, tralci di piante, fiori minuti.
E che c’entra, tutto questo, con la #casa?
C’entra. Perché le grottesche, di cui i pittori del ‘500 si innamorarono e riempirono cortili, palazzi, muri e soffitti, non furono inventate, bensì scoperte, nel Rinascimento.
I primi esempi di grottesche risalgono, in realtà, alla seconda metà del I secolo a.C.. È nella Roma augustea che nacque la moda, inarrestabile, poiché dettata dallo stesso imperatore, di decorare l’interno delle #case patrizie con disegni sottili e sinuosi di creature mitiche.
Dimenticate per secoli, le grottesche vennero riscoperte nel 1480, sotto il colle Oppio, all’interno di grotte (da cui il nome), che grotte non erano.
Si trattava, infatti, dei resti sotterranei della Domus Aurea, la magnifica casa di Nerone, riportata alla luce proprio in quell’anno, grazie ad un giovane romano, che cadde accidentalmente in una fessura sul versante del colle e si ritrovò, senza parole, in una grotta, piena di figure dipinte.
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