
30 Mar Cena in Emmaus
Sono trascorsi appena pochi giorni dalla morte di Gesù. Due discepoli si stanno dirigendo verso casa, a Emmaus, un piccolo villaggio a poche miglia da Gerusalemme. Discutono, sconsolati, della crocifissione di quel “profeta potente, davanti a Dio e agli uomini”, in cui confidavano per la liberazione del popolo di Israele.
Mentre parlano, li affianca un viandante che, unendosi al discorso, li accompagna fino al paese. Ormai è quasi sera, perciò i due discepoli lo invitano a fermarsi da loro per cena.
A tavola lo sconosciuto prende il pane e, pronunciando la benedizione, lo spezza e lo distribuisce. È allora che i due discepoli riconoscono Gesù. Ma non hanno neanche il tempo di spalancare gli occhi, che già il profeta è scomparso.
È questa la scena che Pontormo dipinse nel 1525, mentre si trovava in quarantena alla Certosa del Galluzzo, per proteggersi dalla peste che dilagava.
Nella vita silenziosa e ritirata dei certosini, egli cercava un rifugio per il suo spirito inquieto, un balsamo che lenisse le sue angosce.
Al centro, tra le figure di cinque monaci, che paiono bloccati nell’atmosfera sospesa dell’istante miracoloso, è rappresentato Cristo, con lo sguardo ultraterreno del viandante che ha già rivelato la sua essenza divina.
Per noi spettatori, umani e terreni, la porta di accesso all’opera sono però i due discepoli: seduti dalla nostra parte del tavolo, ci danno le spalle, o meglio, il loro bellissimo profil perdu, di cui Pontormo era maestro.
Con la fisicità quasi brutale dei loro piedi, dei loro malleoli e delle loro grandi mani (guardate come agguanta il bicchiere il discepolo di sinistra!), accorciano la distanza tra noi e l’evento dell’apparizione.
Magistrale è la descrizione della tavola: la tovaglia di lino, le stoviglie di metallo scintillante, i bicchieri e la bottiglia di vetro trasparente.
L’attenzione minuziosa, lenticolare, con cui figurano questi oggetti e l’interesse per gli elementi della vita quotidiana (gli sgabelli, le pagnotte e gli animali sotto il tavolo…) ci rimandano all’arte figurativa nordica, tanto amata da Pontormo. (Nella terza foto, la Cena in Emmaus di Dürer).
Opera: Cena in Emmaus, Pontormo, Gallerie degli Uffizi, Firenze
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